Pubblicato da: Michele Angeloro | domenica, 15 giugno 08

L’ultimo checkpoint

Con queste si conclude il ciclo di foto della First Tokyo Experience.
Spero tu abbia gradito la visione nonostante il lungo e asfissiante silenzio.

Prometto di rifarmi ad ottobre : p

» Aggiunte nuove foto all’archivio. Alice B. all right reserved

Pubblicato da: Michele Angeloro | mercoledì, 5 marzo 08

L’ultima lettera

Pubblicato da: Michele Angeloro | giovedì, 24 gennaio 08

Fine primo tempo

41.jpg ^_^

Pubblicato da: Michele Angeloro | mercoledì, 23 gennaio 08

o/~

Pubblicato da: Michele Angeloro | martedì, 22 gennaio 08

L’uomo peccatore

39.jpgCi sono momenti in cui esplodo di parole da scrivere. Poi poco dopo le perdo come se fossero spiccioli in tasche bucate. Senza che te ne accorgi.
Allora mi chiedo se ci sia un motivo per cui accade, visto che per anni non ho mai usato il cervello e che quindi di spazio libero per i ricordi ce ne devrebbe essere parecchio.

Perche’ succede allora?

Perche’ mi piace soffermarmi sulle cose. Avidamente. Soprattutto se sono avvenieristiche! E poi tenerle per me perche’ nella mia testa non usata a fondo penso che sia un modo per renderle piu’ preziose. Quasi uniche.
Mi chiedo se sia giusto. Se sia egoista. Ma non ci penso piu’ di tanto cosi’ indisturbato continuo a mangiare gli onigiri.
Mi piace quando scopro le cose nuove, anche se si tratta di una cartoleria. Perche’ poi sono costretto a pensare a nuovi termini da utilizzare. E a sforzarmi per trovare la giusta intonazione nel momento in cui voglio condividere la cosa con qualcuno. Mi piace parlare, anche se devono fondere il giapponese con l’italiano e l’inglese. Perche’ lo sai sono un pagliaccio. E mimare le cose, inscenare una storia, mi fa morire di contentezza. Anche perche’ scappano troppi sugoi e di questa cosa sono tremendamente innamorato.

Forse e’ proprio questa passione che mi fa vacillare. Allora forse non e’ ne’ giusto ne’ egoista, ma solo stupido.

Il resto prossimamente ~


Nina Simone – Sinnerman

Pubblicato da: Michele Angeloro | domenica, 20 gennaio 08

Altri occhi su Tokyo

38.jpg Mi ritrovo ancora una volta a dover lasciare alle foto il compito di parlare per me. Ma non e’ che ho sonno. E’ che non ho ancora le parole. Ogni giorno sento crescere in me qualcosa di totalmente nuovo e bello. E se c’e’ una cosa che temo e’ sapere che fra non molto tutto questo sara’ il ricordo e non il quotidiano. Sono troppo nostalgico. Sono sempre il frutto delle cose che mi capitano. Ed e’ un frutto fin troppo buono questo 2008.

Come faccio allora?

Se so che fermarmi e’ impossibile e che andare avanti e’ difficile quando so che non posso piu’ tornare indietro.

Cosa faccio?

» Aggiunte nuove foto all’archivio. Ban San e Ko San all right reserved

Pubblicato da: Michele Angeloro | sabato, 19 gennaio 08

Ok parte seconda

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Se ieri ho saltato il fatterello da scrivere e’ solo perche’ non dormo da 30 ore. E non e’ una scusa. Cioe’, sono uscito di casa piu’ di 30 ore fa e sono tornato adesso. Un pochino allegro lo ammetto. Puo’ testimoniarlo il “fatterello da scrivere” che mi e’ uscito spontaneo. Giuro. Pero’ sto proprio bene e questo per adesso e’ quello che conta.

Per adesso.

E lo so. E’ evidente che ho sempre poco tempo per raccontarti qualcosa, ma questo non vuol dir altro che sto perennemente fuori casa. Ovvero la contentezza di papa’ no? Lascio alle foto il compito di mostrarti cio’ che le parole non riescono a dire. Salutami nonno : )

» Aggiunte nuove foto all’archivio

Pubblicato da: Michele Angeloro | giovedì, 17 gennaio 08

Ok

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Un po’ di chiarimenti.

  1. E’ tarako! Non tamako..
  2. Non ho mai odiato il nome Michele. Sono sempre stato abituato ad essere chiamato diversamente al punto da rendere Michele una persona estranea. Ora e’ solo arrivato il momento di riappropriarmi della mia identita’. Diventare Michele, fondere Mirko e Michele, non lo so. Mi basta sapere chi sono. E soprattutto come.
  3. E non ero disfattista. I disfattisti propagandano il pessimismo e io non mi sentoo di esserlo. Certo magari per te potevo sembrarlo. Ma per me gli ottimisti sono solo dei pessimisti male informati, quindi o non esiste nessuno dei due o entrambi sono la stessa cosa.
  4. Esiste Taiko per psp? Lo voglio. E si gioca con i tasti quadrato e cerchio? Comunque chi non possiede il secondo pennino puo’ usare una semplice bic dalla parte del tappo.
  5. Batti il rosso al centro e il blu sul bordo. E si, e’ proprio cosi’.
  6. Non tutto cio’ che fotografo e registro viene pubblicato : )
  7. Vedi e’ difficile parlarne. Il pittogramma in se’ ha diversi significati, ma quello che il simbolo rappresenta l’hai gia’ individuato: due culture che si fondono insieme e che generano qualcosa di nuovo. Curiosamente la forma ricorda vagamente un cuore. Vagamente si.
  8. No scema ovvio tu cammini con me per Ikebukuro. I love you Penny!
  9. Aime’, il mitico ombrello trasparente e’ salito a 500 en.
  10. Ok, Ai per il 2008 mi sta bene. Ma il mio kanji se non sbaglio e’ Mainichi.
  11. Magari si sveglia dici? “Gabriele San, la scorsa settimana cosa hai fatto?” – “Il giorno baifg5w4v della prossima settimana….non lo so…..non lo ricor..ah scusate…non lo so…non lo so…” – “Gabriele San..la SCORSA settimana..immagination..” – “Ah ho capito..mmh..come dire..come dire..ho mangiato” – “Ganbaru Gabriele San..”
  12. Aime’ solo fino a marzo. Ma conto di fare di meglio.
  13. Ciao : )
  14. Un izakaya e’ un pub tradizionale giapponese, equivalente alla nostra trattoria.
  15. Ho disegnato me stesso che scrive mainchi mainichi mainichi mainichi mainchi baka baka baka baka baka. Robe cosi’..

Ulteriori chiarimenti

  • Credo sia palese che “tartaruga ermanna” e “sakurako giappone” non possano dare buoni risultati su google..
  • Questo blog e’ l’unico al mondo ad aver nominato Marco Cianciosi almeno due volte, ergo su google salto fuori subito. Ma in che modo si arriva (qui) tramite “donne che fanno solo col culo”, “foto donne formose”, “Uomo tigre sagittario” e “cosa mangiare domani”?
  • Complimenti sentiti a chi ha cercato: cos’ è CheckPoint Charlie, quando lo fanno ken il guerriero nel 200, 1000 yen quanto sono in euro, yes hai kanji, mezza gonna。

おやすみ なさい : )

Pubblicato da: Michele Angeloro | mercoledì, 16 gennaio 08

Eh ~

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Pubblicato da: Michele Angeloro | martedì, 15 gennaio 08

Amo.

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Io non lo so se sia questo 2008. Se sia questo posto o le persone che frequento. Forse e’ solo perche’ l’aveva predetto la zingara prima di partire o semplicemente e’ l’insieme di tutto, ma credo che la persona che tutti conoscevano sotto il nome di Mirko, oramai e’ andata persa da qualche parte nel 2007. Mi rendo sempre piu’ conto che i miei modi di fare, adesso, sono lontani da quelli di un tempo. E non saprei dire se sia meglio o peggio ma mi sento bene accidenti.

Stamattina pensavo che ci sono dei sentimenti che non riesco piu’ a sentire. Lo scorso anno per esempio ho odiato. Tanto. E ora invece non riesco piu’ a capire perche’ ci sia ancora l’odio nel mondo. Insomma e’ stupido e anche molto noioso.

Quindi per ora amo e basta. E intensamente.

Amo i corvi alla mattina. Amo l’odore di legna bruciata fuori casa. Amo Kappabashi la mattina presto presto. Quando i negozi devono ancora aprire e non c’e’ rumore di tazzine per strada. Amo lo Starbucks di Ueno. Amo la Fanta Grape quando ti sale su nel naso. Amo la mia bicicletta sempre arancione. Quando accenno ad un riposino in metro e non c’e’ nessuno che mi ride dietro. Amo il parco di Ueno anche se fa freddissimo. Amo gli onigiri. Amo la metro ogni 3 minuti. Amo l’inesistenza delle scarpe in casa. Amo i corvi il pomeriggio. Amo il silenzio per strada che sei fai BU! si girano tutti ma proprio tutti. Quando i bambini ti guardano strano. Da forestiero. Poi si girano e ti regalano un sorriso fuggente. Amo comunicare con una manciata di parole. Amo le leccornie alla castagna di Akafudado. Quando apro la porta scorrevole di casa e penso “anche oggi e’ andata” dopo aver infilato le pantofole. Amo pensare che nulla di quello che stia facendo adesso sia inutile. Amo le persone che ti sorridono senza un motivo. Essere arrivato alla fine dello scorso anno con i conti in regola. Amo questa vita. Che parte da zero. Meravigliosa. I corvi alla sera.

Pubblicato da: Michele Angeloro | lunedì, 14 gennaio 08

: )

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Damien Rice – Cold Water

Pubblicato da: Michele Angeloro | domenica, 13 gennaio 08

Life is easy

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with right friends and poor communication.

Pubblicato da: Michele Angeloro | sabato, 12 gennaio 08

Immagination

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:)

» Aggiunte nuove foto all’archivio

Pubblicato da: Michele Angeloro | venerdì, 11 gennaio 08

Checkpoint Charlie

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Oggi giornata entusiasmante. Dall’inizio alla fine. Non tanto perche’ finalmente ho capito che Quan e’ Ban (Ban San!) e che Italiani Cinesi Coreani una razza una fazza. Ma perche’ oggi mi sono sentito come non mi sentivo dai tempi del Rock Cafe’, quando ogni persona al tavolo si sentiva viva, sola e per niente sola insieme. Nessuno escluso.
Ho pensato nella dose giusta oggi e ne vado fiero. Spesso mi sono ritrovato a pensare troppo o troppo poco. Invece oggi tutto era avvolto da un armonico senso di equilibrio. Ed era fico.

Sugooi.

Dunque:

  • Stamattina ho capito che il giapponese diventera’ la mia seconda lingua
  • Stasera ho finalmente compreso le parole del buon Roberto “qui si sta bene”
  • Ban San e’ uno spasso
  • Rii San pure
  • Quando Ban San ha provato a spiegare che i coreani bevono litri di birra, io ero gia’ ciucco al secondo sorso
  • Eppure mi sentivo bene
  • Anche se ora credono che gli italiani quando bevono danzano e cantano tipo gli hobbit
  • Siamo contenti
  • Ho cenato al mio primo izakaya
  • E ho mangiato almeno 6 parti diverse di pollo senza sapere quali erano
  • Domani ritorniamo tutti ad Odaiba
  • Non faro’ mai il test per il sorpasso di livello

Alcuni termini usati nei motori di ricerca per arrivare al blog o per ricerche personali:

  • mainichi michele
  • “marco cianciosi” (Chiunque tu sia, sei il mio mito)
  • che cosa mangiano per pranzo cena e cola
  • immagini pink girls
  • mainichi mamma
  • mainichi miky wordpress
  • tartaruga ermanna (Anche tu sei un mito)
  • astor volpi

Risposte ai commenti:

  • Ganbatte kudusai piu’ a voi che a me no? : )
  • No fidati non mollo!
  • “No blog? no comment” e’ un commento

Il piu’ basso: La macchinetta fotografica a casa.
Il piu’ alto: All’izakaya. In un paio di momenti. Ho sentito nuovamente profumo di buono.

E non era il pollo.

Pubblicato da: Michele Angeloro | giovedì, 10 gennaio 08

Sono Santos della 408

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Che io lo so che tu ieri ti sei chiesta perche’ non ho scritto nulla riguardo il mio primo giorno di scuola. Ma devi sapere che proprio ieri, di ritorno a casa, il condizionatore ha smesso di funzionare, ho perso un paio di preziosissime pile ricaricabili, ho rotto un coso che ho comprato giorni fa ancora piu’ prezioso delle pile e infine MSN ha fatto la sua porca figura da distruggi-amicizie.
Quindi sono stato colto da un profondo senso di depressione e mi sono imbrutito sul letto a giocare a Super Mario. Sono morto tipo 4 volte per delle scemenze ma se ci ripenso oggi che il condizionatore e’ ritornato a funzionare e che quindi stasera non dovro’ dormire con 3 plaid, siamo molto contenti davvero e ora sono pronto a raccontarti tutto. Una roba guarda..

La famosissima Shibuya Gaigo Gaikuin
Che tu esci dall’ascensore e ti ritrovi davanti una signorina minuta che ti chiede in giapponese cosa desideri. Contando che il luogo e’ frequentato da studenti che vogliono imparare il giapponese e che quindi il giapponese ancora non lo conoscono, pensi “fico cominciamo bene!” e poi con poche e preziosissime ma essenziali giappoparole spieghi che sei uno studente che e’ venuto per… “ah si sei italiano bene bravo aspetta li'”.

Ecco. E’ andata pressappoco cosi’ il mio primo incontro con la Shibuya..

Che poi quando ti sei stancato di aspettare e si sono fatte le 13.29 tu chiedi se per caso il corso stia per iniziare e la signorina minuta fa “ah si…eh si..e’ proprio l’ora..eheh..stanza n°109 e 110″.
Ce ne metti un po’ a capire che 109 e 110 sono due stanze unite ma la cosa e’ okei quando ti siedi. Invece comincia a diventare preoccupante quando entrano in classe almeno 4 persone di cui uno e’ il presidente megagalattico di tutto cio’ che ti circonda nonche’ professore all’Universita’ Waseda. Preoccupante non perche’ incute panico, il presidente megagalattico, ma perche’ dopo un discorso di almeno cinque minuti interamente in giapponese, se ne esce con “avete capito qualcosa? eheh..” e se ne va.
Ecco.
Poi comincia la lezione e ovviamente partono le prime risatine. Il newyorkese Alan ancora adesso e’ chiamato Eren. Le due Ii sono continuamente confuse seppur sia chiaro che il nome si scrive in modo diverso e che una e’ cinese e’ una e’ coreana. Non si e’ ancora capito se Quan sia veramente Quan, oppure Wuan, oppure Huan. Clark e’ sempre Clark. Gabriele e’ Gabriele e io ieri ero Michelle. Siamo sempre contenti.

Hajimemashite
Trovandomi nel corso piu’ elementare possibile e’ piuttosto semplice (per non dire elementare) comprendere le lezioni. Ma e’ curioso come un’insegnante di giapponese possa insegnare il giapponese in giapponese. Sembra un nuovo scioglilingua ma in realta’ e’ solo una cosa curiosa. Che tu ti chiedi se un minimo di inglese ci sia, per noi poveri fessi. E invece no. Cioe’ si. C’e’. Ma e’ usato per cose che con la lezione non ha nulla a che fare. Cosi’ che quando la sensei vuole dire “in giapponese piacere di conoscerti si dice hajimemashite” lei dice in giapponese “in giapponese piacere di conoscerti si dice hajimemashite” … La cosa carina e’ che lo mima. Che quando si presenta al vuoto per fare un esempio, lei stringe la mano al vuoto. Oppure quando deve improvvisare una conversazione alla porta lei fa “PLIN PLOOON” e muove il dito indice.
Insomma e’ adorabile.
Meno adorabile invece e’ stato il momento delle presentazioni. Tu ti aspetti di doverlo fare una volta per tutti no? No. Una volta per ogni studente. Siamo dieci. Cento presentazioni. Ancora confondiamo Ii con Ii pero’ tutti sanno che Rii e’ cinese ma ha studiato a Cambridge, io sono un pubblicitario in vacanza e Gabriele fa lo chef ma come direbbe il buon Roberto “e’ un rimasto…”.

Sugoooooi.

Ganbatte kudasai Gabriele San..
Sono un po’ perplesso riguardo il meccanismo delle lezioni. E’ particolarmente interessante come la sensei si focalizzi, chesso’, sul watashi di watashi wa sensei desu tralasciando completamente il wa e il desu, rispettivamente tema della frase e copula. Ora, chi conosce un minimo di giapponese sa che sono due robe abbastanza semplici da imparare, ma cosa faranno gli studenti il giorno in cui spieghera’ che questo wa non determina il soggetto della frase, come tutti pensano, e che desu non e’ il verbo essere ma un semplice suffisso per completare la frase in modo cortese? La prenderanno a martellate? Ci rideranno sopra? Arriveranno mai ad imparare robe del genere? Gabriele sara’ sempre un rimasto?

Sensei: Gabriele San, prova a presentarti ad Eren San
Gabriele: Eeeee…hajimemashite…hhhhh….watawaaaa…Gabriele San desu…
Sensei: Ah ah. Gabriele. Quando parli di te stesso non devi usare San! Ah Ah.
Gabriele: Eeeee…si..scusi….eeee…..watashi waaaa…..Gabriele desu…yoroshiku oai shimaaa.
Sensei: Ganbatte kudasai Gabriele San…
Gabriele: Eee…aiò…mutsukashi desu…..

Gabriele e’ un ripetente. E’ stato bocciato al corso precedente di tre mesi. Ancora non ho capito bene che tipo di presenza sia ma quando ci avviciniamo a lui gli facciamo pat pat sulla spalla.

Misantropia
Che oggi mi apprestavo a raggiungere il mio lucolo quando vengo improvvisamente sopraffatto da un senso di irrequietezza. Sul mio banchetto si era ben piazzato un nuovo inquilino e sebbene potevo essere tutto sommato contento perche’ Gabriele aveva cambiato posto, comunque non sono il tipo che rinuncia facilmente alle proprie cose (sul banchetto avevo gia’ fatto i disegnini). Il tizio in questione poi dice di chiamarsi Davide da Rimini e li’ per li’ stavo per ignorarlo ma quando gli rivelo il mio nome lui mi guarda e perplesso e quella cosa perplime anche me.

No..ma tu..sei Michele..io sono Davide..Misantropia..

In quel momento non avevo compreso bene il perche’ mi aveva reso partecipe della sua riluttanza verso il genere umano. Ma poi senza soffermarmici troppo tutto diventa chiaro. Si trattava di una persona che mesi fa cercava coinquilini e che avevo contattato senza un motivo preciso. Non ci sentivamo da prima della partenza e puffete oggi si ruba il mio banchetto. Come e’ strano il mondo. Tu contatti per le persone per renderti disponibili e quelle ti rubano i banchetti.
Tuttavia e’ molto piu’ simpatico di Ganbatte San e questa cosa mi tranquillizza.

E ora?
E ora sono qui che scrivo e mi chiedo perche’ nell’aria ci sia sempre quella solita sensazione del “c’e’ qualcosa che non va” ma non mi lamento. Mi chiedo se la settimana prossima faro’ il test per il sorpasso di livello o se restero’ con i miei nuovi amici multietnici. Mi chiedo perche’ il condizionatore funziona, come dice (R), a intermittenza come un albero di Natale e se sia carino o meno andare da Hassan e chiedergli di cantare a voce piu’ alta.
Sai ci sono dei momenti in cui mollerei tutto e tornerei indietro. Al Park Hyatt intendo. Poi ce ne sono altri in cui penso che avrei dovuto dare ascolto ad una persona e non comprare il biglietto per Tokyo. Non comprarlo a settembre 2007 intendo, ma a settembre 2006.

Eppure, magicamente, trasudo una contentezza mai sentita prima.

Ho voglia di andare allo Stabucks della stazione di Ueno e leggere il libro sulla poltrona sul retro. Ho voglia di un yakitori della coppietta vecchietta di Asakusa Dori sia con che senza salsina. Ho voglia di cavalcare la mia bici arancione e perdermi come nei primi giorni in Matsugaya. Ho voglia di Morgana. Ho voglia di Bob Harris.

E’ l’unico modo per dare ritmo alla mia vita.

Boston – More than feeling

~

Hajimemashite
E’ la prima volta (che ti vedo)
Watashi wa Michele desu
Io sono Michele
Douzo yoroshiku onegai shimasu
La prego di fare del suo meglio (perche’ io faro’ del mio meglio)
Ganbatte kudasai
Per piacere sforzati Gabriele!
Mutsukashi
Difficile

Pubblicato da: Michele Angeloro | mercoledì, 9 gennaio 08

Pausa

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Kahimi Karie – Una giapponese a Roma

Pubblicato da: Michele Angeloro | martedì, 8 gennaio 08

Cra cra

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Pubblicato da: Michele Angeloro | lunedì, 7 gennaio 08

SDPPRAFUVAC

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Involontariamente ho cancellato gran parte di un mucchio di parole che ho sempre pensato e mai concretizzato su carta. Forse non era destino o forse sono solo maldestro. Non lo so. Ma questa cosa devo dirtela e sebbene sia fatta di poche parole, spero che comunque sarai capace di interpretarla. Scusami. Scusatemi.

[...]

Hai presente quando cammini per strada e senti il profumo di albero di pino? Involontariamente lo colleghi ad un momento del passato e provi un senso di nostalgia. Ti fa male. Malissimo. E stai ancora camminando perche’ dura solo un’istante.
Quando sistemi gli scatoloni e trovi ricordi che non pensavi esistessero. A volte puo’ essere una fotografia, altre volte una semplice bottiglia vuota di cocacola. Ma cio’ che provi e’ sempre lo stesso. Qualcosa che sa di buono, di dolce.
E quando alla mente riaffiorano scene che per tutta una vita non avevi mai ricordato. Li’. Sempre. Scatta quel dolore strano alla gola. Ti senti soffocare e involontariamente piangi. E piu’ piangi e piu’ fa male ma non puoi fermarti. Perche’ il ricordo e’ troppo bello per essere fermato. Cosi’ che te lo godi fino in fondo senza respiro. E poi piano piano diventa inconsistente. Quasi pari allo zero.

[...]

Quando penso a Lorenzo e Stefano questo e’ quello che provo. Non so che vita facciano. Non so quali persone frequentano. Eppur li amo. Inevitabilmente. Incessantemente.

[...]

A volte mi aspetto di lacrimare e invece non accade mai. Eppure sono sempre stato facile alle lacrime, per un film, o per una delicatezza di donna, ho sempre fatto la parte di quello che piange e non di quello col mantello e la spada. Forse perche’ al momento era piu’ facile ma ora che ci penso non mi importa piu’ di tanto. Penso che siano poche le persone nel mondo che riescono a provare determinate sensazioni. E io per quelle che mi ero proposto di provare almeno una volta nella vita, sono gia’ a buon punto.

Sono un tipo fortunato, lo so.

[...]

Ti lascio alla lettura di una poesia che trovai durante una ricerca anni fa. Credo sia adatta. Ma mi dispiace stavolta non e’ dedicata a te.

Qui ti amo.
Negli oscuri pini si districa il vento.
Brilla la luna sulle acque erranti.
Trascorrono giorni uguali che s’inseguono.

La nebbia si scioglie in figure danzanti.
Un gabbiano d’argento si stacca dal tramonto.
A volte una vela. Alte, alte, stelle.

O la croce nera di una nave.
Solo.
A volte albeggio, ed è umida persino la mia anima.
Suona, risuona il mare lontano.
Questo è un porto.
Qui ti amo.

Qui ti amo e invano l’orizzonte ti nasconde.
Ti sto amando anche tra queste fredde cose.
A volte i miei baci vanno su quelle navi gravi,
che corrono per il mare verso dove non giungono.
Mi vedo già dimenticato come queste vecchie àncore.
I moli sono più tristi quando attracca la sera.

La mia vita s’affatica invano affamata.
Amo ciò che non ho. Tu sei così distante.
La mia noia combatte coni lenti crepuscoli.
Ma la notte giunge e incomincia a cantarmi.
La luna fa girare la sua pellicola di sogno.

Le stelle più grandi mi guardano con i tuoi occhi.
E poiché io ti amo, i pini nel vento
vogliono cantare il tuo nome con le loro foglie di filo metallico.

Pablo Neruda

[...]

“Sono questi i momenti in cui creiamo le cose che ci portiamo avanti negli anni”
Lorenzo Baldini

© Stefano Papa

Pubblicato da: Michele Angeloro | domenica, 6 gennaio 08

Domanda aperta a tutti

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Che tipo di persona pensi che io sia?
Il primo che risponde “simpatico” viene bannato dai commenti per errore di sistema. E non scrivere “sfigato” perche’ lo sappiamo gia’ tutti. Massimo uno o due aggettivi. No prosa.

Il 10° e il 20° commento vincono un regalo!

Edit:

L’utente “V” e’ pregato di farsi vivo qui. Arigatou gozaimasu.

Pubblicato da: Michele Angeloro | sabato, 5 gennaio 08

Checkpoint ~ 07 / Extract ~ 02

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La febbre e’ fessa. Basta minacciarla che subito implora pieta’. Che io le ho detto “se non cali almeno a 36 mi accompagni a fare i panni” e repentinamente da 38.4 ho raggiunto una gradazione accettabile. Poi i panni li ho fatti lo stesso ma devo dire che lei non si e’ per niente lamentata. Anzi, all’improvviso abbiamo attaccato a cantare e danzettare dalla lavatrice al ferro da stiro che quando scattava il ritornello poi sentivo “na na naaa”. Era la febbre che faceva l’assolo.
Alla fine comunque abbiamo dedotto che siamo una squadra invincibile e che il giorno in cui ci sposeremo, nostra moglie sara’ parecchio fortunata.

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  • foto giapponesi che lavorano al computer
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  • dove posso comprare la maschera di night
  • amatoriali ragazze che lo fanno per la p
  • macchinette prendono i pupazzi
  • domokun comprare
  • gli amici che chattano
  • “niente calze”
  • mika parla in italiano?
  • macchinette col gancio
  • giapponesi yellow cab
  • non ho mai messo
  • compra tazzine
  • womb discoteca tokyo a capodanno
  • giappone cosa mangiano

Il link piu’ cliccati al momento sono quelli della foto di Peppe e della mappa dei visitatori che segna una nuova e curiosa visita dall’Australia.

Risposte ai commenti:

  • Per l’ennesima volta sono stato catapultato nel passato. Siamo tra il ’90 e il ’95 e domando a Laura se veramente suo marito si chiama Manfredi. Dopodiche’ mi spunta davanti il tipo che tentava sempre si spararmi con le dita. Poi Fiorella e la figlia. Poi Alberto che collezionava le schede telefoniche. Poi Claudio. Enrico. Marco Cianciosi via Tor de Schaivi. Il venditore di cachi tra il bar e il cancello. Lo spaccio! E poi di nuovo Laura e Manfredi di cui Manfredi mi insegnava che le formiche sono ghiotte d’acqua.
  • Grazie ancora a feb e a elenmire, chiunque voi siate, perche’ se questo posto e’ gradevole e’ soprattutto grazie a voi.
  • Fai male. Groucho una volta disse “non vorrei mai fare parte di un club che accettasse tra i suoi soci tipi come me”. E io lo ribadisco. Piuttosto e’ a me che piacerebbe essere un pochino come te. Eppinuìa maledetto.
Pubblicato da: Michele Angeloro | venerdì, 4 gennaio 08

Va tutto bene

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Ho una febbre mai avuta ma va tutto bene. Davvero. Un po’ mi dispiace che quando periro’ non sara’ in mezzo alle battaglie, ma almeno potrai dire che tuo figlio e’ morto nel futuro!

Oh, non ti allarmare. La tv mi distrae e la musica allieta questo momento difficile, ma sarebbe meglio che Hassan smettesse di fare la lavatrice ogni dieci minuti e che i rinoceronti rosa non volassero quando il cielo e’ fiorito.

» Aggiunte nuove foto all’archivio

Pubblicato da: Michele Angeloro | giovedì, 3 gennaio 08

Tanto per fare

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Pubblicato da: Michele Angeloro | mercoledì, 2 gennaio 08

Cose di un altro mondo

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Ci sono cose, come ti dicevo, che non sono da spiegare. Altre invece per ora appaiono solo inspiegabili, perche’ talmente lontane da come io le ho sempre immaginate che e’ come se appartenessero ad un altro mondo. A tratti, sembra ancora di essere in una di quelle allucinazioni che solo Lynch sa inventare. Poi quando ritrovo i sensi e mi vedo camminare ancora per Asakusa dori, quando giro a sinistra all’incrocio di Niimi e mi ritrovo tra i mille negozi di tazzine di Kappabashi.

Io oh, non so fare altro che sorridere. Mi viene naturale. E poi avverto nell’aria qualcosa di ancora piu’ profondo. Qualcosa che mi piace e che desidero posseredere per davvero.

Io mi ricordo
Mi ricordo che quando mi regalavi i Cavalieri ero il bimbetto ciccione piu’ felice di piazza Annunziata. Talmente felice che chiamavo Pierluigi e Gino e gli dicevo urlando “ohhhhhh ho avuto sagittariooooo“. Con Marco Cianciosi via Tor de Schiavi invece ero piu’ timido. “Ciao, ho avuto sagittario..“.
Ma quanto potevo essere fesso a dieci anni?
Comunque per la cronaca sagittario e’ uno dei cavalieri piu’ rari e nello scatolone pochi mesi fa ho trovato solo un pezzo dell’armatura. Questo per dirti che, quando tornero’, se trovo un solo modellino spostato in camera, dovrai indossare tu l’armatura per difenderti.
Ma ritorniamo a noi.
Mi ricordo, dicevo, di quanto potevo emozionarmi alla vista dei giocattoli nelle vetrine. Alla vista di quelle enormi pile di Lego a Cittàmercato (ah, che tempi), o quando restavo per ore sintonizzato su Odeon e Junior TV aspettando i cartoni. Mi ricordo che quando terminava un episodio pregavo, sperando che ne partisse un altro. Mi ricordo che mi piaceva mettermi a testa in giu’ su quel divano orribile e poi fare la capriola e sempre mentre facevo la capriola non dovevo mai staccare l’occhio dalla tv. Ricordo che solo pochi anni fa ho capito che fine fanno Ken il guerriero e l’Uomo tigre, anche se restavo ore e ore a guardare nuovi episodi, arrivando anche alla fine della serie senza nemmeno comprenderla.
Credo fossero i colori, le voci, o la curiosita’ che solo un bambino puo’ avere quando si chiede come fanno le cose e le persone ad entrare nella tv. Mi ricordo, pff, che una volta chiesi a papa’ “ma voi anni fa eravate in bianco e nero?” dopo aver visto per la prima volta un film retro’. E mi guardo’ malissimo : )
Comunque, dicevo, credo che hai capito che sono particolarmente legato all’animazione. Non tanto alla storia dell’eroe che salva il mondo, ma proprio all’animazione in se’. Mi piace il concetto del movimento, l’idea che bastano pochi fotogrammi per creare una scena di 2 secondi quando in realta’ ne servirebbero 50. Mi piace immaginare il disegnatore che sovrappone acetati su acetati per creare le angolazioni e le proporzioni adatte. E mi piace immensamente il concetto stesso del cartone animato che adesso si e’ perso quasi del tutto.

Quindi tu, ora, sapendo di trovarmi nella patria dei cartoni e dei fumetti, riesci a credere che avrei preferito restare a guardare la televisione a testa in giu’?
Qui ce ne sono troppi. E la parola troppi e’ riduttiva. Ce ne sono per tutti i gusti, tutte le eta’, tutti i messaggi e molto di piu’ e molto piu’ assai. Ci sono le copie dei cartoni che tu dici “Ah quello lo conosco!” e invece e’ solo una fuffa. Ci sono MILIONI di eroine in tutina da marinaretta e MILIONI di eroi con la moto figa e il robot gigante.

Diobo sono inutili! Sono uguali! Di cosa se ne fanno? Uno non puo’ dirlo perche’ si e’ capito che dire “io so cosa pensano i giapponesi” e’ fuffa ancora di piu’ dei cartoni fuffa. Ma cavolo io li vedo tutti i giorni avvinghiati l’uno sull’altro concentrati solo sull’oggetto desiderato. Li vedo perdere braccia e gambe a furia di botte per aggiudicarsi il premio eppure li ritrovo sempre li’, fuori il negozio, con il premio tenuto fra i denti che sorridono e piangono di gioia. E il giorno dopo. E il giorno dopo ancora. E quello dopo ancora.
Ho visto persone spendere migliaia di yen alle macchinette con il braccio meccanico e continuarne a spendere soldi per dei pupazzetti minuscoli e inutili fino a che il commesso dice “vabhe dai, te lo regalo”. Ho visto persone passare giornate intere (intere!) nelle sale da pachinko sperando di inserire le palle nei buchini. Le palle nei buchi ma’! Che i giapponesi non abbiano capito mica come va la vita?

Eppure, dovresti vederli, quando si ricuciono gli arti e ancora sanguinanti tornano a casa comatosi ma soddisfatti. Quando escono dalle salette abbracciati alle proprie compagne tutti ridacchianti e sereni. Quando si accorgono di aver comprato un pacchetto di figurine con tutti doppioni e immaginarli pensare “dai, domani andra’ meglio!”.

Io non lo so. C’e’ qualcosa che mi dice di allontanarmi da questo mondo ma allo stesso tempo qualcos’altro mi dice di restare. Chi dei due e’ il piu’ forte non lo so ancora. Devo pensare. Devo capire. Ma comunque le roberie di Nightmare before Christmas sono relativamente economiche quindi se resto non ci perdo assai ah ah ~ ~

Dove devo dirgli di andare? – Digli al Tokyo Biggsaito – Scusa dove?!
C’e’ una cosa qui che mi fa ridere sempre. Il modo in cui pronunciano le parole straniere. Non e’ inglese. E non e’ giapponese ovviamente. E’ una lingua ibrida e se giri per Tokyo ti accorgi che c’e’ una pronuncia diversa per ogni quartiere. E’ fico. Si. Soprattutto quando devi chiedere informazioni. Cosi’ che quando attaccano a parlare tu devi essere aperto a qualsiasi cosa loro ti dicano. Il 31 infatti siamo andati ad Odaiba, un posto in cui devo assolutamente ritornare e ora ti spiego il perche’. In pratica si tratta di un isolotto artificiale che un tempo serviva per assicurare protezione in caso di attacchi marittimi. Ora invece e’ diventato uno dei piu’ grandi luoghi di intrattenimento, che infatti ci trovi la famosissima Venezia fatta centro commerciale, la riproduzione della statua della liberta’, la seconda ruota panoramica piu’ grande del mondo, numerosi residence, una spiaggia e il famoso Rainbow Bridge. Nonche’, questo Tokyo Big Sight, un enorme complesso fieristico dove due volte all’anno si svolge un evento da maniaci chiamato Comic Market, ma qui non sia mai a chiamarlo cosi’. Qui lo chiamano semplicemente Comiketto.

C’e’ una cosa curiosa legata a questo Comiketto. All’inizio pensavo si trattasse di una fiera di livello mondiale dove trovare “l’impossibile”. L’impossibile e’ un termine usato spesso dai frequentatori di questo ambiente ad indicare quei luoghi dove c’e’ veramente il mondo intero delle roberie da collezione e se non e’ li’, non lo trovi da nessuna altra parte.
Comunque sia, dicevo, se pensavo di ritrovarmi in una vera zuppa di otaku, mi sono dovuto ricredere quando il buon Roberto mi ha spiegato che l’evento si suddivide in aree, tempi e soprattutto giorni. Cioe’, se per esempio vuoi cercare del materiale di un determinato cartone o fumetto o videogioco o altro, devi recarti in un preciso luogo e in una precisa ora di un preciso giorno. Questo perche’ l’evento in se’ ha contato anche 500.000 visitatori in una sola edizione e quindi puoi immaginare come sia letteralmente impossibile vagare a zonzo e sperare di trovare qualcosa.
Ma comunque, dicevo, la cosa curiosa e’ che io, che speravo di trovare qualche ricordino di Nightmare blablabla e Roberto e Steve che speravano di trovare videogiochi dall’alba al tramonto, ci siamo invece ritrovati sommersi dalle piu’ grandi perversioni giapponesi. In pratica abbiamo visitato la fiera nel giorno in cui piccole case editrici e fan disegnano, stampano e vendono materiale amatoriale e inedito dei loro personaggi preferiti. Quindi, alle parole di Steve “Siamo capitati nel giorno del porno”, io ho detto solo “ah..” e poi solo fumetti di uomini e donne in amore. uomini e donne e uomini in amore. uomini e uomini. donne e donne. donne che sotto sotto non erano tanto donne. donne formose. donne troppo formose. donne gravide. donne vestite di latex e tanto altro ancora. Cosi’ che dopo mezz’oretta ce ne siamo andati via di corsa sul terrazzo, che almeno c’erano i cosplayers.

E videogiochi!
I cosplayers sono dei personaggi curiosissimi che concretizzano i loro sogni nell’indossare costumi. C’e’ chi lo fa per professione e chi lo fa solo per passatempo. Ma tutto sommato lo fanno degnamente e quindi non rendono la cosa una sciocchezza. Che io e Roberto, quando siamo arrivati al terrazzo e abbiamo visto un trolley rivestito a Totoro e di fianco un omino con capelli bianchi e baffetti, abbiam detto “no dai quello e’ Miyazaki”. E siamo corsi a fare la foto.
Li’ c’e’ un’altra cosa curiosa. Curiosissima. I cosplayers cascasse il mondo restano li’, fermi, a farsi scattare le foto. Che hanno una mezza gonna stile cintura o una tutina? Non se ne parla. Loro restano li’ e si fanno scattare anche venti foto a maniaco, che in perfetto stile giapponese resta in fila e aspetta il suo turno. Tante’ che nelle mie foto tutte guardano dalla parte opposta. Ce n’era una poi davvero caruccia che aveva stimolato l’interesse in molte persone. E tu potevi vedere la felicita’ nell’essere idolatrata da tutti e al tempo stesso una dannatissima voglia di una cioccolata calda. Ma restava li’, fiera, col culo da fuori. Che donna!
C’erano anche quelli che a me fanno morire dal ridere. Li chiamano crossplayers e in pratica sono uomini vestiti da donne e raramente viceversa. Alcuni, giuro, li avrei portati a casa con me. E poi quando abbiamo capito che era inutile restare ancora, mentre ci accingevamo a raggiungere l’uscita, un tipina curiosa ci ferma e fa:

tipina: Siete italiani?
io: Si..
tipina: Sono italiani blablabla (rivolgendosi a due tipi meno curiosi al suo fianco)
tipina:Posso chiedervi come siete venuti a conoscenza del Comic market?
io: Prego?
tipina: Come avete conosciuto il Comic Market?
coro: Ah..bhe..amici..internet..
tipina: Quindi siete appassionati di anime e manga giusto?
Roberto e Steve: E VIDEOGIOCHI!
tipina: ah..si.. (e continua a tradurre ai due tipi)
io: mh..ma..mi scusi..cos’e’ questo?
tipina: oh..sto traducendo in giapponese la nostra conversazione
io: (eh grazie..) no dico..perche’ queste domande?

e TAC, ci mostra il logo del Comiketto ben stampato sul cappotto e ci menziona un sondaggio ufficiale della feria o una roba cosi’. Roberto ancora crede che verra’ citato sui siti ufficiali. Siamo contenti.

Oh ragà, siamo nel 2008..
Quando uno pensa al capodanno a Tokyo, sicuramente immagina qualcosa di ultra colorato, tecnologico e futuristico. Invece no. Tokyo non e’ solo roberia tecnologica e cartoni animati. Cioe’..non tutta. Ci sono anche le volpi!
Che io quando mi sono accorto che erano le 00.07 ho pensato “oh cavolo..” e sono stato subito seguito dalle parole di Lorenzo “oh ragà..siamo nel duemilaotto..” con quell’accento troppo tenero che mi ricorda sempre Daniele.

Ero alla fermata di Oji alle 10 in punto e pensavo. Pensavo ad una cosa da fare che se non avessi espresso un desiderio a mezzanotte sarei stato fortunato per un anno intero lo stesso. E cosi’ ho aspettato tutto felice l’arrivo Lorenzo e Simone, al freddo, al freddissimo, al fredderrimo, da solo. Lorenzo e’ abile ad arrivare tardi ma stavolta la scusa di aver sbagliato treno mi ha convinto di piu’ qui ho serrato le mani in tasca e dopo averlo salutato ho deciso di seguirlo.
“Allora, secondo la mia mappa, la parata dovrebbe essere in quella direzione!” E poi ovviamente era da tutt’altra parte. E’ troppo tenero quando non azzecca una sola destinazione ma in fondo e’ grazie a lui che siamo andati ad Ebisu e alla parata delle volpi in assoluto silenzio quindi siamo contentissimi lo stesso.
Una cosa di cui era sicuro pero’, era che per partecipare alla parata bisognava indossare la maschera da volpe. Quindi appena abbiamo beccato una tipetta (dolcerrima) vestita in kimono e corredata di maschera, subito le abbiamo chiesto dove poter acquistarne. E lei fa, sempre in lingua ibrida “oh..mh..foomì?” che sapendo come loro alternano la L alla R uno pensa che sta dicendo “for me?” e noi infatti ci siamo chiesti come poteva pensare che volevamo comprarle una maschera quando lei ne aveva gia’ una. Poi astutamente, non so chi, intuisce che quel foomì era un “follow me”. E l’abbiamo seguita. Cioe’, IO l’ho seguita. Che quando ho detto a Lorenzo e Simone che sarei andato da solo con lei a cercare le maschere, mica sapevo che saremmo arrivati tipo sotto casa mia? A Napoli intendo.
In pratica mi ha portato nei vicoli di Oji che si vedono solo nei film giapponesi retro’. Quelli fatti di casette a due piani circondate da un giardinino e da una staccionata scura. Arrivati a destinazioni comunque mi accorgo che c’era stata una grande confusione. Mi aveva portato in un posto dove ti tipingono il volto di volpe. Sembra uno scioglilingua ma in realta’ per me e’ stato un trauma. Ma mi sono fatto coraggio e le ho detto che cercavo solo la maschera e lei tak tak tak con i suoi geta (i sandali in legno) tutta saltellando mi dice “scusa scusa ho capito male” e mi porta a dieci metri da dove avevo lasciato gli altri due. Va bene mi dico.

Credo che il momento migliore di questo 31 dicembre 2007 sia durato troppo poco. Non sono neanche sicuro che sia accaduto proprio quando credevo che stesse accadendo. Ma resta comunque il fatto che prima di salire sull’altare, tra Lorenzo che farfugliava strane pareri sui pagani e una corda molto spessa che va tirata, ho avvertito qualcosa dentro di me e poi fuori. Ho pensato ingenuamente a qualche film ma subito dopo essere sceso dall’altare mi sono voltato, come quando distrattamente superi qualcuno che conosci e poi ti volti curioso. Ti chiedi chi sia ed e’ proprio quello che ho fatto.
Chi c’era dietro di me? E il tempo di girarmi di nuovo che tutto era ritornato alla normalita’.

Quando abbiamo lasciato quell’area per raggiungere lo stradone principale, mi sono chiesto cos’era, senza pensare a nulla di concreto. E poi quando la parata e’ cominciata, io mi sono sentito come quando hai la febbre alta e sei convintissimo di saper arrivare in bagno senza cadere. Avevo tra le mani una telecamera non usata fino in fondo e quella sensazione, quella domanda. Cos’era? Cos’era che non riuscivo a capire?
E poi Lorenzo inconsapevolmente mi da la risposta.

Oh ragà, siamo nel duemilaotto..

Era mezzanotte e sette ed ero riuscito a capirlo. Per la prima volta da quando ne ho ricordo, avevo passato il capodanno in silenzio. Senza fiatare. Nessun grido, nessuno esulto. Solo maschere di volpi e un motivetto quasi impercettibile.
A mezzanotte e dieci avevo ancora le mani sulla bocca, come quando prendi uno spavento. E mi sono allontanato all’indietro dagli altri come uno che pensa “non ci posso credere”.

In silenzio!
Questo duemilaotto iniziava in silenzio!

Cose dell’altro mondo ho pensato. Poi sono corso ad una cabina telefonica senza riuscire nel mio intento. Poi siamo andati a Shibuya e abbiamo raggiungo Roberto e Steve. Poi abbiamo fatto duemila foto con degli sconosciuti sotto Hachiko. Poi siamo andati alla ricerca di una discoteca tunz. Poi l’abbiamo trovata e dentro c’erano le giapponesi in fila sedute che mandavano mail tramite cellulare. Ho scambiato almeno dieci volte buon anno con un giapponese che non diceva “happy new year” ma letteralmente eppinuìa. Ho bevuto cappuccino caldo mentre osservavo la mia prima alba giapponese. Ho cantato e ballato da solo. E quando mi sono svegliato di colpo qualche ora piu’ tardi ho pensato si.

Voglio vivere cosi’.

» Aggiunte nuove foto all’archivio

Pubblicato da: Michele Angeloro | martedì, 1 gennaio 08

Checkpoint ~ 06

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Ci sono cose che mi capitano che non si possono spiegare. Un po’ perche’ e’ bello credere che possano essere solo mie. E un po’ perche’ con questo 2008 non hanno molto a che fare e parlarne non solo sembrerebbe dispersivo, ma le sminuirebbero. Ieri sera ero in un posto in cui non credevo poterci mai essere. Era fatto di piccole cose seccanti, noiose, personali. Ma ero li’, senza maschere, e ho tirato la corda e pregato. Ieri sera ci ho messo tutto me stesso su quell’altare. Ho pensato talmente forte che Lorenzo forse mi ha sentito. E mentre pregavo pensavo ad un’unica piccola cosa. Per molti e’ come un desiderio, per altri puo’ apparire come un sogno.
Ma io ieri sera ero li’, e l’ho presa solo come una scelta.

Buon anno ma’. A te, a papa’, Frank, Morgana e Oliver.
A presto un racconto decente.

Capitolo 2, un nuovo inizio.

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Pubblicato da: Michele Angeloro | domenica, 30 dicembre 07

Checkpoint ~ 05

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Lo so. In questi giorni non ho scritto nulla. La verita’ e’ che sarebbero dovuti essere stati tre giorni di full immersion nel mondo dell’amarcord, pero’ i programmi sono cambiati all’ultimo e quindi ti tocca aspettare domani. Domani che, se non sbaglio, e’ capodanno. Facciamo dopodomani.

Alcuni termini usati nei motori di ricerca per arrivare al blog o per ricerche personali:

  • mainichi.wordpress
  • MAINICHI.WORDPRESS
  • pane fatto in casa
  • il giappone spiegato a mia madre
  • film ambientato a camden town
  • manichi word press
  • commenti su foto pink
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  • ti amo e non lo sai
  • Akihabara comprare
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  • sono domokun
  • il Giappone 24 ore
  • YA STà
  • tempio meiji jingu
  • ignazio di sogliola

Il blog viene visitato piu’ frequentemente partendo da questi link:

Il giorno 29 dicembre il blog ha contato 91 visite;
Il giorno 12 dicembre ne ha contate 427;

L’articolo meno letto e’ il Checkpoint 03 (49 click);
L’articolo piu’ letto e’ il Capitolo 1 (270 click);

Secondo la mappa, hanno visitato il blog utenti da: Italia, Giappone, Korea del Nord, Portogallo, Germania, Polonia, Svezia, California, Illinois.

Siamo contenti ma vogliamo di piu’.

Risposte ai commenti:

  • Ovviamente anche io avevo lo yukata invernale ma l’ho rialzato per creare una migliore similitudine con la locandina del film. Riguardando la foto era meglio se l’avessi tenuto giu’. Ma vabhe, tanto ci ritorno : )
  • Si si! Qui le calze non si portano. Cioe’, fa freddo che sputi dal balcone e la saliva arriva giu’ e si frantuma? Niente calze. Le vedi solo alle signore di tarda eta’ e alle ragazzine poco serie. Quelle retate trasparenti pero’..le invernali pff
  • C., il tuo commento e’ per me un onore, ma quando vieni a suonare al WOMB?
  • No, ovviamente Impulso non e’ Amiko.
  • Questo blog e’ piu’ frequentato dai miei parenti che dai miei amici. Ok che il rapporto e’ impari pero’ sono contento lo stesso. Vi voglio bene zii.
  • Cugino quello non era un kimono ma bensi’ uno yukata, una vestaglia da casa che ovviamente ora e’ nel mio armadio. Le pantofole pure.
  • Guarda non so cosa e’ per te eccitante ma il mio natale tra suorine e yellow cab non e’ andato per niente male. E poi tranquilla, al secondo battesimo sono ceduto anche io : )
  • Forse ce l’hanno in baccala’ ma sicuramente, cosa che mi fa piangere il cuore ogni giorno, non hanno salsicce e friarielli. Aaah, che pena. Maledetto.
  • Con un ritardo di 5 giorni e 8 ore, buon natale a tutti san.

Il piu’ basso in questi giorni? Non ne parliamo.
Il piu’ alto? (R)

Domani e’ capodanno e probabilmente mi ritrovero’ a festeggiarlo tra una parata tradizionale con la maschera di volpe e una discoteca tunztunz molto famosa.

E ancora non riesco a crederci.

Pubblicato da: Michele Angeloro | giovedì, 27 dicembre 07

In a heartbeat

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Sono tre giorni che ho in testa una canzone. Risuona tanto forte che non riesco a ricordarne il nome. Eppure non mi importa adesso perche’ so che e’ con me. Cosi’ senza pensarci e senza colonna sonora ho provato ugualmente ad inoltrarmi in questo strano natale giapponese.

Ad essere sinceri adesso puo’ sembrare buffo, ma non ricordo esattamente come e’ andata il 24 mattina. Credo di aver sognato tanto in questi giorni. Ho parlato con delle persone che non sono qui e ricordo assolutamente scandite le parole che ho usato. Richard Bach in questi momenti appare del tutto spropositato.

Ore 16.00, Nogizaka
Chiaramente ho fatto ritardo all’appuntamento anche stavolta ma il motivo e’ stato diverso. Mi sono letteralmente perso all’interno della stazione. Il problema piu’ grosso per me e’ quando non riesco a trovare l’uscita. In genere appena uscito dal treno puoi scegliere di raggiungere l’entrata della stazione di cambio o uscire fuori. Ecco, e’ quando devi uscire fuori che spesso mi trovo nei guai. Se non individuo subito i segnali della West e East exit entro in panico. E alle 16.10, giunto in stazione da 6 minuti quasi ero ancora alla ricerca di un’uscita. La cosa divertente in queste situazioni e’ che sui cartelli sono indicati anche i luoghi di uscita. A Shibuya per esempio la piu’ gettonata e’ la Hachiko Exit, che tu esci e puff, ti ritrovi tra l’Hachiko Wall (l’ho chiamato cosi’ perche’ nessuno conosce il vero nome), il Real Hachiko Bus (anch’esso soprannonimato cosi’ da me perche’ non ha un vero nome, e’ un vagone di un vecchio treno metropolitano interamente allestito e perfettamente pulito, dove se nei giorni di pioggia sei a Shibuya ti ci ripari dentro e fai amicizia) e Hachiko stesso.

Comunque sia, dicevo, la cosa divertente e’ che quando leggo le indicazioni resto sempre fermo a pensarci. Sara’ quella l’uscita giusta? E se vado dall’altra parte invece? Ecco, alle 16.14 quel giorno pensavo cose simili e soprattutto che, sebbene sapevo che ad aspettarmi c’era Teresina san, comunque non sapevo in quale uscita fosse!

E poi in modo del tutto inaspettato alle 16.15 il mio cuore smette di battere un istante, quando mi accorgo che da lontano Impulso san mi faceva ciao con la manina.

oh-maledizione.

Me la sono cavata chiedendo subito scusa e buttando il discorso sull’occhio guercio di Teresina, che a quanto ho capito, in attesa della metro si era beccata una gomitata da qualcuno. Tenerissima, con un po’ di amarezza ha accettato di farsi fare le foto ma si e’ coperta l’occhietto bendato dalla vergogna. Che sia umiliante per loro non apparire composti? Comunque e’ stato fantastico averle chiesto daijoubi desuka ed aver ricevuto come risposta sto bene grazie.

16.40, battesimi a S.Ignazio
Stavolta ero pronto a superare ogni ostacolo pur di non addormentarmi e di seguire per intero la cerimonia. Non sapere a quale tipo di messa andavo incontro non poteva per niente fermarmi e io ero certo di poter affrontare di tutto, visto che ero seduto proprio al fianco di Impulso san. E infatti, a prova del mio amore sincero, dopo un quarto d’ora l’occhio calante si fa di nuovo vivo e quando ho dedotto che stavo per crollare, con una forza che non so dov’era quando la donnina mi ha investito, ho chiesto in fretta dov’era il bagno e mi sono sciacquato il viso. Ho anche scoperto che le suorine hanno il gabinetto elettronico ma li’ per li’ ho preferito non usarlo.
Quando sono tornato a sedermi la cerimonia era gia’ iniziata e Teresina si era gia’ coperta con un copricapo ricamato a mano. Sembrava un centrino da tavolo e mi veniva da ridere (delicatamente eh!) ma quando ho visto che tutti lo indossavano ho desiderato averne uno anche io.

Anche stavolta non sono riuscito bene a capire come si svolge questa cerimonia perche’, sebbene sappia che i battesimi sono simili in tutto il mondo e in tutte le religioni, qui venivano battezzati bimbi, ragazzi e anziani. Chiedere informazioni a Suora Clementina e’ stato impossibile e Teresina san mi guardava con quell’espressione dolce di quella che non sa cosa dire e aspetta disperatamente che qualcuno intervenga. Ho pensato spesso al battesimo in questi giorni, dai vaghi ricordi del catechismo all’episodio in cui Homer si fa battezzare da Flanders per salvare Maggy o a quello in cui Claire va in paranoia e fa battezzare Aaron da Mr.Eko.

Are you a priest..?
Yes, I am.

Scusa dovevo citarlo. Comunque, dal profondo della mia umilta’, la storia delle persone anziane che si facevano bagnare il capo dal prete non l’ho ancora capita. Se il battesimo dona all’uomo una pura rigenerazione e un biglietto gratis per il Paradiso, posso immaginare che tutte le mamme cattoliche di questo mondo si assicurino di portare il bimbo in chiesa al piu’ presto. Ma i vecchietti? Che siano arrivati in ritardo? Se ci penso e’ buffo ma ora come ora mi viene da dedurre semplicemente che alcuni di loro, per convertirsi, dovevano essere for forza battezzati, anche a settant’anni.

Ciao, sei italiano? Yes..ah!..HAI..NO!..SI!..sono italiano..scusa..
Salto direttamente al mini party post cerimonia natalizia perche’ parlarti di come ho cantato Silent Night in giapponese renderebbe la cosa abbastanza imbarazzante. Ti basti sapere solo che mentre cercavo di seguire sul libricino il testo della canzone, ho avuto il mio primissimo contatto con Impulso san. Mi prende la mano e fa “Sai leggere i kanji?” – “Non tutti, ora sto leggendo solo lo hiragana” E poi prende il libricino e comincia a segnarmi le letture giuste..

Kanji: la mia dannazione. Sono i grafemi che i giapponesi hanno astutamente ciullato ai cinesi. Sono assai carini e decisamente assai. Troppo assai. E per di piu’ hanno diverse letture. Guarda non ne parliamo.

Hiragana: sistema di scrittura sillabico. In pratica e’ la pronuncia fonetica dei kanji. Se tu hai davanti i due kanji di ogni giorno [毎=mai=ogni; 日=nichi=giorno] sappi che mai e nichi possono essere scritti in hiragana [ま=ma; い=i; に=ni; ち=chi]. E’ usato prima di tutto dai bimbetti che non conoscono ancora i kanji, per le parole che non hanno un kanji proprio, per coniugare verbi e aggettivi e forse per altro. Se non sbaglio, ma non ti affidare troppo perche’ potrei sbagliarmi, originariamente lo hiragana deriva da una forma corsiva dei kanji e veniva usato soprattutto dalle donne per le sue forme curve e delicate.
Il suo compagno e’ il katakana, un tamarro mai visto. Viene usato unicamente per traslitterare le parole straniere in giapponese. Lo distingui dallo hiragana per le forme piu’ acute e perche’ se ti impegni ti accorgi che miruku e’ milk, coohii e’ coffee e terebi sta per television. Tamarrissimo.

Comunque sia Impulso san si era offerta di scrivermi sui kanji la lettura in hiragana (che in questo caso appositamente si chiamano furigana, non so perche’). Emozionatissimo quindi decido di provarci e dopo pochi secondi mi accorgo che stavo cantando Silent Night. mi-ti-co.
Il party invece e’ andato pressocche’ come la scorsa volta eccezion fatta per il giochino del passaparola e le duemila presentazioni. Gran parte dei presenti gia’ mi conoscevano ed io ero fighissimo col mio cappotto english e la sciarpa multicolor cosi’ che quando Shukutani san ha provato a presentarmi ad una sua amica, lei mi fa: “Sei italiano?” io rispondo senza pensarci “yes” avendo parlato per tutto il giorno inglese. Poi rendendomi conto che la domanda mi era era stata posta in italiano, subito esordisco in un grande HAI! e mentre avevo ancora le mani alzate tipo cosi’ \o/ urlo NO!…SI! e meno male nessuno si gira. Dopodiche’ mi scuso profondamente e tutti tornano sorridenti.
Ricevuti altri duecento regalini decidiamo di andare a cenare qualcosa e curiosamente mi invitano al Savoia, un localino giapponese che di italiano aveva solo il nome “basilico” sul menu’.

Lo sapete che Savoia e’ la casata dell’ultimo re d’Italia?
Ovviamente ho ricevuto un grande sugooooi di entusiamo e nessun si lo sappiamo scemo ma ho preferito non avventurarmi in nessuna storiella a riguardo UNO perche’ ammetto di essere poco preparato sull’argomento e DUE perche’e’ gia’ difficile parlare di sciocchezze quindi figuriamoci delle stronzate di Emanuele Filiberto. Comunque con grande piacere posso annunciarti che a discapito del giapponese, il mio inglese sta drasticamente salendo di livello. Quest perche’ adesso sono costretto non piu’ a pensare una frase in italiano e poi a tradurla ma a pensarla direttamente in inglese (al contrario impiegherei troppo tempo) cosi’ che quando abbiamo finito di cenare e Teresina e Impulso mi hanno invitato a fare una passeggiata al Tokyo Midtown e mi hanno preparato alle yellow cab, io senza spiegazioni avevo gia’ capito di chi stavano parlando.

Tokyo Midtown
Se in Italia abbiamo gli struffoli e il camino, loro hanno lunghe passeggiate tra centri commerciali e stradine luccicanti. A me e’ toccato questo Tokyo Midtown che altri non e’ che il centro commerciale piu’ figo di Roppongi. Per lo piu’ all’interno ci sono ristoranti costosi ma a quanto ho capito intorno ci sono numerosi e altrettanto costosi negozioni che generalmente chiamano “quelli del midtown blabla”. E, come puoi immaginare, se dalle nostre parti usiamo festeggiare il natale scartando regali sotto l’albero gridando “ohhh non me l’aspettavo proprio questo regalo” davvero sentitamente, loro usano fare lunghe passeggiate, assolutamente in coppia, per le strade piu’ in e gridare “ohhh nonn me l’aspettavo proprio questo regalo” del tutto finto perche’ l’uomo di turno gliel’aveva preso due minuti prima sotto pressante richiesta.
Comunque sia, oltre alle coppiete e ai numerosi dolci alla panna e alla fragola, in questa zona ci sono anche queste benedette yellow cab. Teresina e Bea avevano in qualche modo tentanto di avvisarmi a riguardo, parlando di mere schiave dei cellularei e delle borse firmate che vendevano il corpo a tale scopo. In genere sono anche accompagnate, ma non protette, da afroamericani alti mille metri che tentano in tutti modi di farti entrare nei locali tentatori.
Ora, io so di non essere il messia sceso in terra per tutti voi, ma ti pare normale che mi lascio tentare quando ho compagnia? Ora hai capito perche’ sono venuto da solo? Ah ah ~ scherzo. Comunque sia entrambe erano fin troppo protettive e questo atteggiamento benche’ non fosse per niente fastidioso mi ha dato da che pensare per tutta la notte.
Dopo un po’ di tempo a passeggiare per quella zona poi, e non ti parlo dei tipacci che ci girano perche’ faremo notte, ci siamo ritrovati fuori la metro e un po’ come l’uomo di latta, il leone e Dorothy camminano a braccetto diretti verso Oz, io Teresina e Impulso ci siamo avviati verso la nostra stazione tutti contenti perche’ infondo, risate a parte, eravamo stanchi.
Ora tu ti chiederai se almeno ero riuscito a sapere il suo nome. E invece ti ho fregato. Il suo nome ce lo avevo stampato in mente gia’ da tempo prima, quando dopo aver scattato le foto sono stato invaso da milioni di biglietti da visita di chi voleva assolutamente la foto. Ah ah sono un genio in certi momenti. Sempre al party natalizio ad un tratto io e Amiko ci scambiamo uno sguardo veloce e subito caccio la macchinetta fotografica. Lei ride (perche’ c’era stato un piccolo trascorso tramite mail) e da li’ almeno cinque minuti a far capire alle suorine che dovevano mettersi in posa tutte insieme e non fare le foto una ad una.

Io amo le suorine.

Ore 10.08 Shibuya, Hachiko.
Quando passo di li’ inevitabilmente lancio uno sguardo veloce ad Hachi e proseguo per la strada. Invece alle 10.09 la mia attenzione era del tutto catturata da una donnina che in dieci secondi aveva scattato una cosa come 20 foto. Era Ermanna..
Ermanna e’ la mia amica torinese che a breve diventera’ la signora Tartaruga del Lago e solo questo le fa meritare stima a vita da parte mia. Finalmente un saluto all’italiana e un sorriso velocissimo per poi ripiombare in una depressione acutissima. Come gia’ ti avevo accennato la mia famosa carta di debito aveva deciso di non funzionare. Ora, io ero memore del fatto che se il sistema non e’ operativo in Italia, non potevo sperare per niente di poter usare la carta. Ma perche’ non funzionava anche quando il sistema era operativissimo? Me lo sono chiesto per almeno venti minuti. Il tempo di trascinare Ermanna (che ci tengo a precisare mi ha regalato un pandorino della Bauli) in giro per Shibuya alla ricerca di una banca e puff, ci ritroviamo in uno dei piu’ famosi Starbucks al mondo, quello del Q-front. Li’ abbiamo fatto colazione in attesa del terzo uomo e abbiamo parlato poco del piu’ e del meno e molto sulla moda giapponese. E’ stato bello trovare conferma ad una cosa a cui pensavo giorni fa. Prima di partire mi ero immaginato tra le vie di Shibuya e Shinjuku a scattare decine di foto ai passanti, catalogando le ganguro, le kogals, le gothic, le kawaii. Avrei passato nottate intere alla ricerca della verita’ e invece, mentre Ermanna parlava, io vedevo fuori la grande vetrata passare centinaia di persone. Uomini d’ufficio correvano per non fare tardi e donne e ragazzine e bambine vestite di bianco e di rosa, con minigonne paragonabili a delle cinture senza nemmeno un paio di sottilissime calze si destreggiavano tra i passanti con le loro borse del 109. Ed io ero li’ che pensavo e bevevo il mio cappuccino caldo. Ero li’ e sorridevo, e pensavo che di quella classificazione non me ne poteva fregare assolutamente niente. Chissa’ perche’ mi sono chiesto. E ho continuato a sorridere e bere.

Lorenzo
Lorenzo e’ il terzo uomo e per pochi indimenticabili minuti io ed Ermanna eravamo convinti che fosse un tizio stranissimo con sciarpa e cappello e cappotto che girava in tondo nei pressi di Hachiko. Mamma era strano forte. Aveva in mano un’agenda nera e un piccolo blocconote e si guardava tutt’intorno, incuriosito, perplesso. Io pensavo ad un prete, Ermanna pensava ad un appuntamento al buio.
Comunque sia non era Lorenzo, che e’ arrivato un curiosissimo ritardo ma l’abbiamo perdonato subito che era simpaticissimo. In pratica e’ qui per fare esperimenti sulle ginocchia. Non pensare a male, e’ un tizio in gamba. Sembra avere trent’anni ma in realta’ e’ giovanotto quanto me. E inoltre nonostante sia qui da un paio di mesi conosce tutti i luoghi piu’ interessanti. Infatti e’ stato lui a portarci a Ebisu, la citta’ di plastica.
In verita’ non l’abbiamo girata quasi per nulla ma nella zona dove abbiamo pranzato un ottimo riso al curry abbiamo trovato degli edifici miniaturizzati in stile scozzese e inglese. BELLI!
A tavola poi abbiamo potuto conoscerci meglio e abbiamo scoperto rispettavamente che io: sono sfigato. Ermanna: le piace letteralmente volare. Lorenzo: due mesi fa non sapeva neanche cosa fosse il Giappone e ora guadagna piu’ dei ricercatori italiani.

Troppo forte.

Dopo pranzo poi abbiamo visitato il dolcissimo museo della birra dove ho potuto confermare la natura peterpanesca di Ermanna. Come ha sentito la canzoncina della birra Sapporo dapprima si e’ fermata, poi ha lasciato le borse per terra e tutta felice si e’ messa a cantare e ballare il motivetto portante, fregandosene di chi le era intorno e cosi’ si e’ meritata il primo posto. a-do-ra-bi-le.
Poi, come prestabilito, ci siamo diretti alla stazione e a Shinjuku ci siamo separati e quando al tassista ho detto “al Park Hyatt per piacere” ancora non ero sicuro di quello che stavo facendo.

Park Hyatt Tokyo
Ero a conoscenza della quantita’ di lusso che si respira gia’ da fuori. Tuttavia al momento io ero del tutto impreparato cosi’ che quando una minuta giapponesina mi prega di lasciarle uno zaino di 10kg ero talmente confuso che solo quando siamo saliti al 42° piano mi sono ricordato della sua pesantezza. E invece lei tutta carina e forzuta mi ha chiesto il perche’ della visita.
Quando le ho detto che non sapevo assolutamente il perche’, lei e la sua amica hanno riso come ridono i giapponesii nei film, singhiozzando con la manina sulla bocca. Eh..
Arrivati al checkin finalmente riesco a capire cosa mi aspettava. La signorina mi spiega tutti i vantaggi della mia prenotazione e quando mi ha dato le chiavi della 4810 e invitato a prendere l’ascensore, io ero ancora li’ che la guardavo basito, incredulo, spaesato, disperso, confuso, sbigottito, turbato. Quando spiego alla signorina minuta che aveva ancora la valigia in spalla la mia meraviglia nel ritrovarmi li’, consapevole che stava arrivando il tempo del relax, ho aggiunto alla lista imbarazzato e scemo.

La 4810
Ero ancora avvolto da un pronfondo senso di droga intorno a me quando l’amica della signorina minuta, sempre minuta, mi illustra la mia camera. Mi spiega il funzionamento del sistema d’aria e quello dell’illuminazione. Mi mostra il Yoyogi park fuori la finestra e il telecomando multifunzionale (stereo, tv, dvd e altra roba insieme). Uno sguardo veloce al bagno e poi un “enjoy in Park Hyatt mr.Angeloro” detto con una vocina che curiosamente ancora mi risuonava in testa quando dopo aver chiuso la porta sono sprofondato sul letto. A braccia spiegate occupavo solo 3/4 del suddetto ma questa e’ un’altra storia.

Dopo circa mezz’ora pensando cose che al momento non mi e’ possibile spiegarti ho deciso di dare uno sguardo piu’ attento alla stanza e dopo aver travato una curiosissima letterina sulla scrivania ho avuto la conferma che cio’ che mi stava accadendo era ancora sul limite tra sogno e realta’. Forse a Bob Harris, a te o al buon vecchio Roberto certe cose possono sembrare semplici, ma non ho potuto spalancare la bocca e sbavare sulla moquette quando ho scoperto che il mobilio principale della stanza altri non era che un minibar colmo di leccornie al cioccolato alla frutta e al Suntory.
Cosi’ quando mi sono rialzato l’ho capito. Era arrivato. Forte. Tanto forte da sorridere sopra al fatto di aver dimenticato la telecamera nell’altra borsa.

E’ tempo di relax..
Quando mi sono svegliato dalla fase REM mi sono ritrovato sul letto, semi nudo, in una posizione curiosa, tra una fetale e una meditativa. E quando ho ripreso del tutto conoscenza ero arrivato stranamente al raggiungimento del mio obiettivo.
Ahime’, anche questo non mi e’ concesso dirtelo adesso ma ti basti sapere, e lascio da parte qualsiasi atteggiamento modesto e lusinghiero, hai allevato un figlio proprio niente male. Non che io sia un genio o un ragazzo prodigio. Non mi interessa essere una mente brillante o un abile stratega se non posso condiverlo con nessuno. Ti basti sapere mamma, che in quel momento e ancora adesso mentre scrivo, ho raggiunto l’arcobaleno. E adesso che ci sono sopra, dietro davanti e al centro, so che questo e’ il mio posto e la mia casa ci sorgera’ sopra.

Per chi non l’avesse capito sto parlando molto per metafore.

Quando poi ho deciso di smetterla di piangere mi sono preparato per fare un salto al New York Bar, il famoso bar dove Bob Harris meglio conosciuto come Bill Murray e Charlotte meglio conosciuta come Scarlet Johansson si incontrano per la prima volta e da li’ scoprono che la vita ha molte possibilita’ da offrire. Sempre e comunque.
Malauguratamente pero’ proprio mentre stavo per scendere, in tv capita un episodio di OC, e inaspettatamente, sempre come sempre, senza staccare gli occhi dallo schermo, afferro il pacchetto di patatine non offerto dall’albergo e quando mi siedo comodamente sul letto la prima cosa che penso e’ “questo episodio non l’ho ancora visto”.
Verso le 3 di notte quando mi sveglio il New York era bello che chiuso da ore e cosi’, con un sorriso che non andra’ mai via dalla mia faccia, comincio a scattare qualche foto dalla finestra.
Inutile dire che ho tentato, come tutti farebbero, a replicare le foto ufficiali del film e forse, cioe’ spero, ci sono riuscito.

Ore 9.00 PRECISE del 26 dic.
Avevo precedentemente impostato la sveglia alle 8.50. Non perche’ volessi godermi le mie ultime ore in armonia. Semplicemente perche’ volevo avere una conferma. Il giorno precedente avevo segnato sul tagliandino da appendere alla porta l’orario e le scelte preferite per la colazione. Ora, per la colazione uno si aspetta che non sbagliano l’ordinazione e non ci pensi. Ma l’orario? Lo rispettano davvero come dicono?

Si.

Alle 9 precise si presenta un giovinetto tutto arzillo che lascia sul banchetto un vassoio dalle dimensioni non molto proporzionali alla sua resistenza. Allora firmo e porto tutto sul letto.
Mai fu cosi’ gradita una tale colazione. Il latte non era vero latte e il cornetto era come quello che trovi nei bar verso le 12 del mattino. Ma non aveva importanza. Forse sara’ stata la rosa nel calice o i panetti di burro o gli zuccherini incartati con il logo dell’hotel. Non so. Fatto e’ che quando ho deciso che la colazione era finita ero tutto sereno che saltellavo sulla stanza.
E sempre saltellando prendo la lista del contenudo del minibar e segno una x su: caramelle gommose, palline di cioccolata, set di noccioline, succo di mela e un altro set di salatini stranissimi dove ci trovi anche quelli al wasabi. OK, dico, e vado a fare il bagno.
Mentre preparavo la vasca riflettevo sul New York Bar. Sebbene non ci fossi stato avevo comunque capito che la vita poteva offrirmi qualcosa eccetera eccetera, eppure provavo un senso di incompletezza che si prova solo dopo aver visto lo spot di Bob Harris. Cosi’ poco prima di immergermi nella vasca ho deciso che il prossimo obiettivo sarebbe stato andare al New York Bar in compagnia. Femminile ovviamente.
Certo non posso sperare di andarci con chi realmente desidero ma sono sicuro che anche Dio spesso si ritrova a fare i capricci perche’ non ottiene qualcosa. E poi so perfettamente che Drew Barrymore, Eva Green, Asia Argento e Jhonny Depp hanno di meglio da fare quindi sono felice lo stesso.

Poi e’ venuta l’ora di ritornare a casa. Strategicamente ho chiamato la reception e ho preavvisato che sarei arrivato li’ a pochi minuti. Non come il giorno prima che tutto allegro mi sono ritrovato li’ per chiedere informazioni e non c’era nessuno. Che poi quando ci sono tornato dopo un po’ ero tutto stanco perche’ avevo girato l’edificio per mezz’ora. Se non ricordi che la reception e’ al 42° piano e non sai come arrivare al 52° visto che l’ascensore segna solo 51 piani, e’ meglio non andarci proprio al Park Hyatt.
E quando ho firmato il checkout e chiesto di chiamarmi un taxi ho mosso un po’ il labbro dalla commozione. Peppe qui capirebbe tutto. Ho consegnato le chiavi. Ho sorriso. Ho pagato 12mila yen per il servizio bar quando ne avevo spesi solo 2000. Ho risorriso. E poi mi sono avviato da solo. Curiosamente la mia borsa e’ spuntata fuori insieme alla signorina in coicidenza alla mia uscita. Secondo me stava li’ ad aspettarmi..comunque quando me l’ha consegnata mi ha regalato un ulteriore ultimo sorriso e ho deciso che un giorno, in una vita parallela, avrei dovuto portarla verso nuovi orizzonti. Poi sono entrato nel taxi. E mentre lo sportello si chiudeva automaticamente ho pensato a Lei. Doveva esserle costato tantissimo, in tutti i sensi. Eppure sentivo che come me stava sorridendo. Sempre e comunque.

Shinjuku eki made, onegai shimasu ho detto.
E poi la notte stessa, come quando ti fai piccolo piccolo dietro i tuoi compagni sperando di non essere interrogato e la prof. di italiano dopo un interminabile silenzio se ne esce con “Va bene dai, oggi spiego”, spunta fuori la canzone a cui pensavo. Un battito di cuore.


Jose Gonzales – Heartbeats

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Pubblicato da: Michele Angeloro | lunedì, 24 dicembre 07

Checkpoint ~ 04

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Di la verita’. Ti aspettavi un raccontino pieno di suorine e panetti di burro oggi eh? E invece no. Ah ah ~
Per me il Natale non e’ ancora finito quindi per adesso ti becchi un checkpoint e domani sera il resoconto totale. Anche perche’ proprio domani capiteranno un paio di cose abbastanza notevoli. Umh, pero’ mi sa che domani sera salta. Mmh..

Guarda non voglio preannunciarti nulla. Ma ti dico solo che da una party natalizio tra suorine a battesimi e fotine, mi sono ritrovato tra le strade di Roppongi in mezzo ad afroamericani buttadentro e donnine molto poco serie. Qui le chiamano yellow cab, le ragazze taxi. Insomma hai capito, fanno salire tutti ah ah ah ~

Dai buon natale ma’.

In risposta ai commenti:

  • OVVIAMENTE si tratta di Merry christmas Mr.Lawrence di Ryuichi Sakamoto. Acculturati all’istante!
  • Ha detto qualcosa come “Vi ringrazio per essere giunti fino a qui per farmi gli auguri sotto questa pioggia e con il freddo…Spero che l’anno che sta per iniziare sia felice per tutti voi” [traduzione di fei]
  • Capitano mio Capitano. Anche se la coperta non e’ abbastanza grande e il cane bavoso e’ fin troppo bavoso.
  • Col cameriere ho parlato giapponese. Il fatto qui e’ che, giustamente, se attacchi a parlare in giapponese loro pensano che lo comprendi. Quindi l’astuzia e’ sbrigarsela con due o tre parole in inglese e far finta di non capire.
  • Ho visto come corrono con i riscio’. Pazzesco! Io se accelero’ un po’ sulla bici divento un cubetto di ghiaccio al cioccolato quindi immagino te col vento che si concentrava nella carrozza. Brr
  • Un bacino al sapore di chele di sogliola anche a te :*
  • MIODDIO Ornella..Ornella..cioe’..Ornella! Appena ho letto il tuo nome sono ritornato negli anni ’90 quando tu e Lor giocavate a passarvi la palla fuori la 69. E io timiderrimo senza neanche salutarvi raccoglievo la palla e ve la passavo. Da-non-crederci.

Il piu’ basso:
la carta di credito che non funziona prima di entrare nel ristorante.

Il piu’ alto:
Il suo nome.

Pubblicato da: Michele Angeloro | domenica, 23 dicembre 07

Cosa mangia mr.Akihito?

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Per tutto il giorno mi sono chiesto davvero cosa puo’ mangiare un imperatore nel giorno del suo compleanno. E dopo ore passate a pensarci mi sono convinto che a pranzo si e’ un beccato un doppio cono al cioccolato e alla nocciola. Voglio essere anche io imperatore..

So che posso sembrare poco loquace e depresso in questo periodo ma in realta’ ho solo un freddo maledetto e ho perso l’uso di una gamba. Senza contare che domani mi aspetta una giornata intera tra battesimi, conventi e messe. Insomma, speriamo almeno che ci sia impulso-san \o/
E detto questo risprofondo nel mio oblio fatto di cioccolata e parole. Nel frattempo ti lascio alla visione di un altro pessimo tentativo mal riuscito che si salva solo per la colora sonora.

Voglio gli struffoli.

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Pubblicato da: Michele Angeloro | sabato, 22 dicembre 07

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Oggi e’ il 22 e per la prima volta ho freddo. Erano appena le 8 del mattino quando mi sono svegliato e ho deciso comunque di uscire. In 8 minuti ho raggiunto Ueno e in altri 34 circa Shinjuku. Stavolta non ho impiegato nemmeno 5 minuti per arrivare alla Sakura e in altrettanti 5 minuti ho pagato l’affitto per il prossimo mese. Dopo 3 minuti ero seduto da Starbucks a bere il mio cappuccino da 230 yen. Mi piace Starbucks perche’ ha quasi sempre i tavolini sulla vetrina. E tra 2 o 3 sorsi di latte e caffe’ bollente mi piace contare le persone che passano.

10, 20, 30. In pochi secondi davanti ai miei occhi sfrecciano decine di persone e tutti, insieme, fanno a gara a chi e’ piu’ bravo a non urtare agli incroci o tra la folla.

Alcuni hanno la mascherina anti inquinamento, altri almeno 3 ciondolini appesi al cellulare. Io invece quando esco cammino diritto per Otakibashi Dori e segno i codici che leggo almeno ogni 25 metri. 256, 320, 410. Cosa sono ancora non lo so ma non mi fermo e con le mie 2 gambe tiro diritto.

Mi piace contare i minuti tra una metro e l’altra. Sono sempre 3, mai uno di piu’ e mai uno di meno. 3. E poi altri 34 circa per ritornare a Ueno. 50 secondi per raggiungere l’Ameyoko Arcade e un tempo davvero imprecisato per chiedere di questa famosa okaki da regalare alle suorine.

Dopo un po’ mi sono ritrovato a pagare altri 230 yen per un altro cappuccino caldo medio in doppio bicchiere senza zucchero e 120 yen per un biscotto al cioccolato. E’ simpatico anche il fatto che per ordinare, qui, ci metti almeno 50 secondi.

Benvenuto, cosa desidera?
Salve, vorrei un cappuccino
Ha ordinato un cappuccino. Lo vuole caldo o freddo?
Caldo..

Ha ordinato un cappuccino caldo. Lo vuole piccolo medio o grande?

Medio..
Un cappuccino caldo medio. Forse vuole anche un doppio bicchiere per non scottarsi?
Mi scusi, puo’ ripetere lentamente per piacere?

E il giovane anziche’ parlare gesticola con due bicchieri.

Oh..si..la ringrazio..
Vuole anche una busta o preferisce consumare qui?
Consumo qui grazie..
Un cappuccino medio caldo e’ in arrivo. In totale sono 230 yen.
Lei mi ha dato una banconota da 1000 yen, per cui il resto e’ di 770 yen.
Prego, arrivederci, buona giornata.

Buona giornata a lei..

Quando sono tornato indietro per prendere il biscotto mi e’ venuta l’ansia. Ma sara’ durata si e no 10 secondi. Mi piace comunque quando fanno cosi’..

Poi sotto una snervante pioggerellina ho finito di bere il cappuccino sul muretto all’entrata del parco di Ueno. Sarei voluto ritornare allo zoo ma mi sono ricordato che quando piove, i cactus fuori la mia camera a Napoli generano uno strano e intenso odore abbastanza nauseante. L’idea di ritrovarmi completamente avvolto dalle piante era di conseguenza nauseante e dopo circa 6 minuti, di cui almeno 3 passati ad osservare la vetrina di un negozio, ero di nuovo in Asakusa Dori.

Io amo Asakusa Dori.

Poco prima di arrivare a casa ho potuto confermare le parole di ex-gaijin riguardo i lavori. I giapponesi lavorano in team. Erano in 6 di cui 2 gestivano il lavoro, 2 smantellavano dei pali per far chissa’ cosa e altri 2 ai lati opposti del mini cantiere allestito in chissa’ quanti pochi secondi rispettivamente si scusavano per i lavori e ringraziavano per la pazienza. Mi sono fermato in un 7/eleven e ho comprato 3 pacchettini di leccornie al cioccolato e poi proprio sotto casa mi sono accorto di un piccolo parcheggio di biciclette. Almeno 15 o 16 ammassate l’una sull’altra. La mia invece insieme a quella si Hassan era li’, vicino alla porta di casa, come due amici che parlottano aspettando il carretto dei gelati.

Si erano fatte le 15.30 almeno quando sono entrato in casa. La tv era ancora sintonizzata sul 3° canale. 2 bastoncini pronti ad essere immersi in un buon risotto allo zafferano e 23 gradi impostati sul condizionatore.

Quando ho cominciato a sfogliare le prime pagine di un libro, ho pensato che qui, adesso, sono come il numero 1. Il piu’ solo di tutti i numeri.

E non mi lamento.

Pubblicato da: Michele Angeloro | venerdì, 21 dicembre 07

Extract ~ 01

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Con questo video apro un’altra piccola rubrica fatta di immagini e momenti. Nulla di piu’.
Oggi, qualche frammento tra Shibuya e Shinjuku la prima sera. Poi un po’ di Asakusa e un po’ di Ueno. Tra Hachiko, Sensoji e Kappabashi.

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